Probabile insediamento celtico di passaggio verso la Valle di Susa e la Valle di Viù, le prime notizie storiche certe di Val Della Torre risalgono all’epoca romana, che ne individua la posizione fondamentale nell’attuale Borgata Castello come controllo dell’accesso alla pianura verso Torino.
Dopo il periodo romano, il paese lega la sua storia allo sviluppo prima di un monastero maschile e poi unicamente femminile cistercense, in Borgata Brione, fino al Seicento, le cui testimonianze restano nell’attuale Santuario di Santa Maria della Spina e presso la Cascina della Monache (ora di proprietà privata). Successivamente, fino agli inizi del Novecento, il paese segue le vicissitudini economiche e politiche della vicina Torino, per la presenza dei Conti Rossi di Montelera.
A livello parrocchiale quali edifici di interesse storico, sono da annoverare la Chiesa di San Donato Martire (consacrata nel 1723); la Chiesa di Santa Maria Della Spina (poc’anzi ricordata); la Chiesa di San Martino, in località Castello (sorta sui resti della torre di osservazione sulla valle, d’epoca tardoromana e medievale).
Da alcuni documenti, una prima costruzione della chiesa di San Donato risale alla fine del Sec. XI, con rimaneggiamenti e rifacimenti vari, di cui alcune tracce si riscontrano in alcuni documenti della Diocesi e del Comune. Tuttavia dopo la seconda metà del Seicento, la struttura è considerata così fatiscente che nel 1677, dopo la costruzione di un nuovo campanile, il Municipio decide di demolire la precedente chiesa per costruirne una nuova, quella attuale che noi ammiriamo, i cui lavori iniziano nel 1687 per concludersi nel 1722. Ulteriori rifacimenti vengono realizzati nei secoli successivi per render la chiesa quale oggi ammiriamo. Da segnalare sono la preziosa statua lignea, realizzata nel 1763 da Stefano Maria Clemente, e l’apparato pittorico e decorativo realizzato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento da Luigi Morgari e Giuseppe Boasso.
Le principali cappelle ancora attive sono: Sant’Antonio (loc. Ciaine), Santa Lucia (loc. Gablera), Sant’Apollonia (loc. Verna), Sant’Anna (loc. Buffa), San Valeriano (loc. Moschette), San Firmino (loc. Bastiana), Sacra Famiglia (Moncalvo), Madonna della Bassa (gestita con Rubiana), Cappella rifugio al passo della Portia.
Infine, possiamo trovare decine di piloni ancora manutenuti dalle famiglie proprietarie dei terreni o dai devoti per tradizione, sparsi sul territorio, anche lungo ammirevoli camminate unite dalla “Strada delle Rogazioni”.
IL SANTO PATRONO
La dedicazione della chiesa a San Donato è incerta come data: sicuramente lo era già nel 1118, quando viene citata in un documento dei possedimenti dell’Abbazia di San Solutore.
La dedica a S. Donato, vescovo di Arezzo martirizzato sotto Giuliano l’Apostata, ha suggerito ad alcuni storici di ipotizzare che un gruppo di guerrieri longobardi, migrati per ragioni politiche e strategiche dalla Toscana, avessero voluto in questo modo ricordare un santo a loro caro (alcuni ritengono che fosse il loro santo patrono taumaturgo). Questo testimonia sicuramente una presenza longobarda sul territorio prima dell’anno 700.
Vita di San Donato
Notizie della sua vita sono riportate nel Martirologio Geronimiano (risalente al V secolo), in una Passio Donati del VI secolo, in varie altre Passiones, agiografie di origine medievale, e nella Cronaca dei custodi, documento dell’XI secolo.
Nacque probabilmente ad Arezzo ma, secondo alcune fonti, potrebbe essere stato originario di Nicomedia o di Roma. Divenne prete mentre vescovo di Arezzo era Satiro.
La sua opera di evangelizzazione fu molto proficua. Consacrato vescovo dal papa, succedette a Satiro nella guida della Chiesa aretina e continuò
nella sua opera pastorale, coadiuvato dal diacono Antimo.
Le notizie di origine più antica non parlano di un suo martirio e gli viene attribuito il titolo di vescovo e confessore.
Più tardi gli venne attribuito un martirio, inflittogli dal prefetto di Arezzo, Quadraziano, mediante decapitazione. Il martirio sarebbe avvenuto secondo alcuni sotto l’imperatore Giuliano, nel 362. Secondo altri sarebbe avvenuto addirittura nel 304, sotto Diocleziano. Il giorno in cui, secondo la tradizione, avvenne la sua morte, è il 7 agosto.
Uno dei miracoli attribuitigli più ricordati è quello del Calice: durante la Messa, nel momento della Comunione irrompono in chiesa alcuni pagani che gettano in terra il calice, frantumandolo. Donato, dopo aver pregato, raccoglie i frammenti del calice e lo ricompone: pur mancando un pezzo del fondo (alcuni dicono sottratto intenzionalmente dal Diavolo), il vescovo continua a servire il vino consacrato ai fedeli, senza che neppure una goccia cada in terra. Per questo miracolo si convertono settantanove pagani.
