La più antica attestazione è in un documento del 1043: l’abbazia di Novalesa (tramite la sua dipendenza di Camerletto) acquisisce la proprietà di una parte della cappella di S. Giorgio, nata probabilmente come “chiesa propria o privata”.
Perché “privata”?
Nei suoi primi secoli il cristianesimo fu soprattutto un fenomeno cittadino: l’annuncio cristiano si diffondeva nelle città, i primi gruppi di cristiani vivevano in città sotto la guida dei vescovi. Dalle nostre parti, sorse in Torino un primo gruppo di cristiani verso l’anno 300. Ma nei paesi di campagna i contadini restavano legati agli antichi culti religiosi.
Tra VI e VII secolo, per iniziativa dei vescovi, in alcuni paesi di campagna un po’ grandi sorsero le prime “pievi”, chiese di riferimento per i gruppi di cristiani delle zone rurali (per Caselette la Pieve di San Pietro di Pianezza).
Ma la piccolezza di certi villaggi e la loro lontananza dalla pieve spinsero a costruire delle piccole chiese locali: iniziativa assunta soprattutto da signori privati, che dotavano le chiese di beni per il mantenimento del prete, incamerando una parte delle offerte e decime che la popolazione locale versava. Così a Caselette sorse una di queste chiese, la cappella dedicata a san Giorgio sita in località Comilitate (attuale centro storico).
Questo toponimo longobardo, la titolazione a S. Giorgio e la sopravvivenza fino al XVI secolo di un fonte battesimale in pietra al centro della chiesa, sono indizi che possono rimandare la fondazione della cappella ad epoca longobarda, tra VII e VIII secolo.
Con l’acquisizione novalicense del 1043 si costituisce a Caselette una parrocchia sotto tutela monastica (gestita da monaci e non da parroci mandati dal vescovo), punto di riferimento per gli abitanti del nucleo abitativo e strumento di controllo, economico e religioso, del territorio.
Da metà Duecento subentra l’azione del vescovo e della diocesi di Torino nella gestione spirituale della comunità dei fedeli.
Ai primi del Seicento si avviano lavori per un ampliamento dell’edificio, con radicale ristrutturazione dell’impianto originario (che aveva l’abside “orientata”, cioè rivolta a est, e la porta d’entrata dietro l’attuale altare maggiore, con accesso attraverso il cimitero posto ai lati ovest e nord dell’edificio): si abbatte la vecchia struttura, ma si lascia il campanile. L’asse della chiesa viene capovolto (abside a ovest). La ricostruzione dura a lungo perché fatta in tappe diverse con vari interventi anche nel corso del secolo successivo.
Dopo nuovi lavori a inizio Ottocento, con cui la chiesa viene prolungata fino all’attuale facciata, un incisivo intervento sull’edificio, per sanare vecchie lacune costruttive e adeguare le dimensioni all’accresciuta popolazione, viene attuato a partire dal 1852 su progetto dell’architetto Barnaba Panizza di Torino.
I lavori si trascinano a più riprese per una trentina d’anni, portando la chiesa – attraverso un prolungamento e l’innalzamento dell’interno e con la definizione della facciata e della piazzetta antistante – ad assumere un volto vicino a quello attuale. Il nuovo edificio viene riconsacrato dal vescovo ausiliare mons. Bartolomasi nel 1914, durante il lungo servizio pastorale di don Francesco Pautasso (promotore, tra l’altro, della costruzione della Croce monumentale sulla cima del Musiné).
Gli ultimi interventi di rilievo sulla chiesa si hanno tra anni ’60 e ’70 del Novecento su iniziativa del parroco don Dante Bertino: nel 1962 l’organo Tamburini è posto su una tribuna d’orchestra ricostruita; dopo il 1965, per adeguare l’impianto della chiesa alle nuove disposizioni volute dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, sono demoliti gli altari delle cappelle laterali, viene tolto il malandato vecchio coro ligneo con rifacimento della pavimentazione, viene eliminato il pulpito e viene sistemata la mensa eucaristica rivolta all’assemblea.
Nel 1982 il vecchio altare maggiore è spostato addossandolo al muro di fondo.
Nel 1995 mensa e ambone lignei nuovi sostituiscono i precedenti provvisori.
All’inizio degli anni 2000 proseguono i lavori di abbellimento dell’edificio: sono inaugurate 3 nuove campane sul campanile e rifatta la facciata della chiesa.
Negli ultimi anni si evidenziano i lavori di ristrutturazione del salone e della casa parrocchiale, oltre al restauro dell’organo Tamburini.
Tra le opere artistiche più rilevanti presenti nella chiesa, spiccano i quadri principali, tra cui:
- sopra l’altare maggiore: Maria con Gesù, S. Giuseppe e S. Giorgio, olio su tela, 1636;
- 2ª cappella a destra della navata: Deposizione (copia speculare di un’opera di Annibale Carracci), olio su tela, fine ‘600;
- 2ª cappella a sinistra: Martirio dei santi Abaco e famiglia, olio su tela, circa 1850.
IL SANTO PATRONO
La figura di San Giorgio tra storia e leggenda parla ancora a noi oggi.
La storia
San Giorgio, nacque in Cappadocia, una regione dell’attuale Turchia, nel III secolo d.C.
Era figlio di Geronzio, un persiano, e Policromia, una cappadoce. Fù educato alla religione cristiana dalla madre, si trasferì in Palestina e si arruolò nell’esercito romano.
Valoroso soldato di alto rango, si distinse per la sua straordinaria abilità militare e, soprattutto, per la sua incrollabile fede cristiana. Durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, rifiutò di abiurare il proprio credo, opponendosi apertamente agli ordini dell’imperatore. Donò i suoi averi ai poveri, si confessò cristiano davanti alla corte e rifiutò di sacrificare agli dei pagani.
Questa scelta di fedeltà assoluta gli costò caro: arrestato e torturato ferocemente fù, infine, decapitato il 23 Aprile 303 d.C. Questo giorno è oggi celebrato come la festa di San Giorgio in molte parti del mondo.
Il culto di San Giorgio si diffuse rapidamente in tutto l’impero romano e oltre.
Inspirò in modo particolare i crociati, che lo veneravano come protettore nelle loro battaglie.
La sua tomba a Lidda, in Palestina, divenne presto un luogo di pellegrinaggio. Nel Medioevo divenne il patrono di molte nazioni, tra cui Inghilterra, Portogallo, Georgia e Grecia. Ed è oggi venerato come martire da quasi tutte le chiese cristiane che ammettono il culto dei santi.
Le leggende
Molte leggende raccontano di questo santo. Quella più famosa riguarda la sua battaglia con il drago. Secondo la leggenda, San Giorgio era un cavaliere che salvò una città terrorizzata da un drago che viveva in un lago vicino. La città di Silene (nell’attuale Libia) era soggiogata da un drago che per placare la sua sete di sangue richiedeva sacrifici umani. Un giorno tocco alla figlia del re di dover essere sacrificata. Quel giorno apparve un giovane e valoroso cavaliere: San Giorgio. Armato solo della sua fede e della sua lancia dopo una feroce battaglia ferì il drago, lo porto in città legato con la cintura della principessa e lo sconfisse definitivamente.
L’atto eroico portò la conversione del re e del popolo al cristianesimo.
Questo atto di coraggio e fede lo rese un simbolo di lotta contro il male e della vittoria del bene.
Nel cuore delle epiche storie che celebrano San Giorgio, non vi è solo la gloriosa impresa contro il drago, ma anche altre gloriose leggende. Si narra che, durante le Crociate il santo apparve miracolosamente per aiutare i crociati a vincere una battaglia cruciale. Si dice che il suo spirito combattivo e la sua protezione divina abbiano ispirato i soldati a combattere con maggiore ardore e determinazione.
Altre leggende sono ambientate nel periodo della peste.
San Giorgio e noi oggi
Ma San Giorgio non è solo un eroe del passato. La sua leggendaria lotta contro il drago è un simbolo della battaglia contro le avversità e le tentazioni. Oggi, il suo esempio continua a ispirare chiunque affronti le proprie sfide con forza, determinazione e fede.
Il San Giorgio storico ci insegna che il vero coraggio è rimanere fedeli ai propri valori, anche di fronte alle prove.
Il coraggio di San Giorgio è rappresentato anche nella leggenda con la sua battaglia contro il drago. Questo valore può ispirarci a non avere paura di affrontare le sfide che possiamo dover incontare in tutte le varie fasi della nostra vita. Per esempio la prepotenza dei bulli a scuola, la difficoltà negli studi, i problemi sul lavoro o le situazioni familiari difficili. San Giorgio ci insegna ad affrontare le sfide con forza e determinazione. In questo la fede di San Giorgio è un aspetto cruciale. Infatti, solo la convinzione che Dio fosse con lui gli diede la forza di affrontare la persecuzione dell’imperatore e nella leggenda il drago che rappresenta il male, le tentazioni e le difficoltà.
L’altruismo di San Giorgio (mostrato nel suo desiderio di salvare la principessa e la città, e nel donare i suoi beni ai poveri per il personaggio storico) è un valore che può essere applicato in molte situazioni quotidiane. Possiamo, infatti, imparare a essere gentili e altruisti partendendo dalle piccole cose con i nostri amici, colleghi di lavoro o compagni di classe. L’altruismo di San GIorgio ci invita anche a fare volontariato e a sostenere cause che aiutano i meno fortunati.
Infine, il senso di giustizia di San Giorgio, rappresentato dalla sua lotta contro il drago, può ispirare tutti a combattere contro le ingiustizie. Questo può significare per esempio difendere le persone che subiscono bullismo e violenza senza girarsi dall’altra parte nell’indifferenza o scegliere sempre la soluzione più giusta anche se meno comoda. Ci invita anche ad impegnarsi in cause sociali e politiche per promuovere l’equità e i diritti umani.
La storia di San Giorgio ci ricorda che con coraggio, fede, altruismo e un forte senso di giustizia, possiamo fare la differenza. Che tu sia un bambino
che affronta le prime sfide della vita, un giovane che cerca il suo posto nel mondo, o un adulto che lotta per un futuro migliore, San Giorgio è un
esempio eterno di come vivere una vita piena di significato e valore.
